19/07/2006: a Genova per ricordare

A Genova, nel luglio 2001,abbiamo vissuto quella che Amnesty International ha definito la “piu’ grande violazione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”.

Migliaia di giovani umiliati e malmenati, da coloro che avrebbero dovuto garantire la sicurezza, anche la loro. Carlo Giuliani, un ragazzo di 22 anni, ucciso.

Quelle giornate hanno cambiato profondamente le nostre vite e segnato un pezzo della storia di questo paese. Non smetteremo mai di interrogare la società e le istituzioni sul perché e sulle responsabilità della violenza di quei giorni. La commissione di inchiesta parlamentare, richiesta in questi cinque anni con tenacia dai genitori di Carlo, dai movimenti e da tante organizzazioni democratiche di questo paese, deve finalmente essere istituita, per sanare una ferita tuttora aperta e dolorante nelle coscienza di quanti ancora si interrogano sulle responsabilità politiche e materiali di quei tragici fatti. Verità e giustizia, per provare a ricucire lo strappo drammatico che lì si è determinato tra tanti giovani che per la prima volta sceglievano la via della partecipazione e le istituzioni che decidevano di reprimere con la violenza questo inedito slancio.

Ma a noi piace ricordare Genova anche per i suoi aspetti positivi, che pure hanno segnato la storia di questi ultimi cinque anni. Lì si è affacciato per la prima volta sulla scena politica un nuovo movimento, straordinario per ampiezza, maturità e consapevolezza. Un movimento diverso da quelli del secolo appena concluso, che in questi anni è cresciuto, si è radicato, ha saputo far convivere culture ed esperienze diverse, ha contribuito al cambiamento di questo paese.

Le ragioni di quelle giornate sono ancora attualissime. Il G8 continua ad essere un organismo privo di legittimazione democratica, in cui i paesi ricchi pretendono di imporre al resto del pianeta l’ordine economico e politico a loro più conveniente. Un ordine che continua a produrre ingiustizie, povertà e guerre. Per questo chiedemmo allora e continuiamo a chiedere oggi che il G8 sia sciolto, come passaggio indispensabile per costruire un mondo diverso, che metta al centro la pace, la giustizia sociale, i diritti.